venerdì 22 aprile 2011

Chiara

        LA PASSIONE DEL SIGNORE


 

Gesù Abbandonato è il Tutto, è il Niente. Chi lo possiede ha il tutto e il niente, perciò è felice, è strafelice di niente e del tutto che fa eco al Niente; e il niente come tutte le cose ha una missione sublime al nostro riguardo: farci diventare Gesù Abbandonato.

Com'è bello guardare dall'alto del suo abbandono tutte le cose nostre e tutti i fratelli per farci ricchi di tutte le loro freddezze, delle loro aridità, dei loro vuoti.

Ogni volta che uno ci calpesta, ci fa diventare come Lui, il calpestato. Ogni volta che ogni anima ci abbandona, ci fa diventare come Lui, l'Abbandonato.

Non sappiamo forse che Lui è il dolore? Si può essere tristi di Lui? Noi dell'unità dovremmo avere un tesserino solo: la gioia. Tutti ci dovrebbero conoscere da essa. La gioia si ha quando si ama l'Abbandonato che è la gioia stessa.

Per dirti quanto Lo devi amare, ti dico che devi essere felice non quando Lo comprendi, ma quando non riesci a comprenderLo.

Anzi ti dico: viviLo, non pensare a comprenderLo. AmaLo, ma non pensare a sapere chi è Lui. Fatti Lui senza luce, senza forza: l'Abbandonato. Per questo noi ripetiamo ormai che dobbiamo essere felici di tutto. E se qualche nostro minuto è pieno di dolore è perché abbiamo dimenticato e ripudiato l'Abbandonato.

Ti dono tutto il mio Paradiso fatto di vuoti, di separazioni, di abbandoni.

Come stai? Sei felice? Ricorda che la tua felicità è Lui che te la procura con il suo dolore. Se sei stanco, prediligi la stanchezza perché è Lui. La spossatezza, l'aridità, la tentazione, la morte, lo sbaglio: è Gesù Abbandonato

Tutto è Lui, Lui è l'Unità.

Come è bello non attaccarsi a un volto Suo solo, ma a tutti i volti Suoi. Essere capace di abbandonare uno, anche se preferito, per farci uno con l'altro che Lui pone sotto gli occhi nell'attimo presente. Che cosa daremo a Lui per tutto questo? Io penso che per noi c'è un solo mezzo per ringraziare Gesù Abbandonato: dare a Lui tutto ciò che Gli appartiene, perché tutto è stato pagato dal suo dolore, tutti i nostri niente ed essere felicissimi di darGli "niente".


 

                            (CHIARA Lubich)


 


 

martedì 12 aprile 2011

Alfabeto di Chiara

Saltare "alla canguro"

22 Marzo 2011 di Oreste Paliotti
Fonte:    Città Nuova



 

Altri esempi e similitudini nell'arte pedagogica di Chiara Lubich.


 


La sapete la storia della tartarughina acquatica che non voleva saperne di crescere? Sta diffondendosi col passaparola trai miei amici, dopo che ce l'ha raccontata Waris, un pachistano residente a Roma con la famiglia. Dato il contesto in cui è stata narrata, è piaciuta al di là di ogni aspettativa per il suo profondo significato. Eccola.

 
 

La tartarughina, un regalo di Waris e di sua moglie Giuseppina a una delle loro bambine, malgrado le cure e il mangime adatto, rimaneva sempre piccola e a rischio sopravvivenza. Ma una volta trasferita dalla sua vaschetta casalinga nel laghetto di un parco cittadino, dove ha trovato altre tartarughe già cresciute, ha raggiunto in breve tempo la loro stessa dimensione. Come a significare: da soli è difficile maturare anche soltanto dal punto di vista umano, in quanto l'habitat naturale di noi cristiani, per progredire nella santità, è la comunità, dove l'aiuto dei fratelli è fondamentale.

 
 

Come mai ha avuto e sta avendo tanto successo nella cerchia dei miei conoscenti questa che sembrerebbe niente più che una simpatica storiella? Perché si avvale di metafore – la tartarughina, il laghetto abitato da altre sue compagne – fatte apposta per colpire l'immaginario.

 
 

È lo stesso motivo per cui rimangono impressi, per il loro significato sapienziale, numerosi esempi utilizzati da Chiara Lubich per rendere accessibili e popolari le realtà spirituali nate dal carisma dell'unità. L'abbiamo già visto in un precedente articolo quando, seguendo le lettere dell'alfabeto, ne abbiamo riportato una prima serie. Sulla scorta ora della tartarughina citata, diamo qui un altro saggio dell'arte pedagogica di Chiara, attingendo stavolta da esempi del mondo animale e vegetale.

 
 

B come betulla, bambù, banana

«È un albero che ha tutti i rami belli diritti, però è talmente elastico che se tu prendi un ramo proprio in cima lo puoi tirare giù fino a terra; se poi lo lasci andare, zac! torna subito a posto. Così siamo anche noi, che sempre andiamo giù perché siamo un po' avviliti, un po' addolorati, e c'è tutto un mondo che ci tira giù. Noi dobbiamo fare come la betulla e tirarsi su subito, dicendo: "Ricomincio, ricomincio sempre a vivere l'ideale dell'unità"».

«Ieri ho parlato a tremila persone della comunità di Manila. Mi sono dilungata ancora sul Risorto e ho indicato, come esempi, perché sappiano amare bene, la canna di bambù che si piega e non si spezza e la pianta di banana che, dati i frutti, muore. Fino a questo punto dobbiamo amare anche noi i nostri fratelli».

 
 

C come canguro, chioccia

«Il Signore vuole che nell'attimo presente siamo tutti lì, con due piedi. Noi dobbiamo camminare nella vita non un passo dietro l'altro, ma un salto dopo l'altro: saltare dentro la nuova volontà di Dio, senza pensare al passato, al futuro. Allora, dobbiamo camminare "alla canguro"».

«I santi erano nella pace piena, anche in mezzo alle più drammatiche situazioni, fidandosi di chi conosce anche tutti i capelli del nostro capo e si prende cura di noi come la chioccia dei suoi pulcini».

 
 

E come emù

«Ha detto Gesù: "Chi mette mano all'aratro e guarda indietro non è atto al regno di Dio". Questo giovane continente, l'Australia, ce lo ricorda poi col suo stemma che porta due animali locali, scelti appositamente perché non sanno camminare indietro: il canguro – il famoso canguro! – e un uccellone di nome "emù". Anche noi dobbiamo camminare sempre avanti, con coraggio. E per camminare, lo sappiamo, abbiamo la Parola di vita che è "lampada per i miei passi" – dice un salmo – e "luce sul mio cammino"».

 
 

F come farfalla

«È brutta la crisalide nella sua trasformazione, ma poi sarà farfalla. Così è di noi uomini. Più ci sembra che qualcosa dica fine e morte – dobbiamo ricordarcelo – più ancora essa annuncia vita».

 
 

G come girasole

«Come girasoli che si girano sempre a guardare il sole, i gen (i giovani dei Focolari, ndr) debbono rimanere, di fronte e chi ci rappresenta Dio, come davanti a Dio».

 
 

L come legni (incrociati)

«Come due legni incrociati alimentano un fuoco consumando sé stessi, è necessario vivere attimo per attimo tutte quelle virtù (pazienza, prudenza, mitezza, povertà, purezza, ecc.) che all'anima sono richieste perché l'unità soprannaturale coi fratelli non venga mai meno».

 
 

N come noce

«Signore, ci accorgiamo che molti difetti sono in noi. Ma abbiamo la gioia di sapere con sicurezza che l'"essere la tua Parola viva" ci toglie ogni scoria, ci fa uscire attimo per attimo nuovi, come una noce dal guscio».

 
 

O come osso (di pesca)

«L'anima degli uomini immaturi non vuol staccarsi dal corpo come l'osso della pesca ancor verdastra. L'anima, invece, degli uomini maturi per il Cielo vuol fuoriuscire dal corpo come da un carcere, per fissarsi in Colui da cui corpo e anima ebbero principio».

 
 

P come pesce

«Non credere che, perché sei nel mondo, tu possa nuotarvi come un pesce nell'acqua».

 
 

R come radici

«Il diametro della chioma d'un albero corrisponde, spesso, al diametro delle radici. Un'anima è dilatata dalla carità di Cristo quanto dolore ha sofferto e offerto per lui».

 
 

V come verme (della terra), vigna

«Ho visto un piccolo verme sulla terra accanto a un cimitero vicino a una chiesetta. Quel verme poteva uscire da quei morti. Pensai a Lui: verme della terra. Gesù abbandonato è il verme della terra e si è fatto così affinché la nostra carne (quando l'anima sarà in Cielo) e sarà tutta un verme, canti all'amore abbandonato che è così simile a lei, sposo suo. Così tutto il creato e anche gli esseri più spregevoli e schifosi cantano all'amore».

«Abbiamo sempre visto l'Opera di Maria come la vigna di Gesù abbandonato. Ed ora un pensiero mi torna in mente. Dopo 56 anni di vita del movimento, posso contemplare i suoi tralci e i suoi pampini su tutta le terra, e i grappoli succosi che continuano a nutrire un popolo nuovo».

 Oreste Paliotti

venerdì 8 aprile 2011

Cene di Comunità

Livorno

A Dicembre si è fatta una cena per la comunità di Livorno: erano presenti circa 110 persone. Prima della cena c'è stato un bel momento di condivisione con, come argomento, "Città Nuova espressione di una nuova cultura".
C'era un'atmosfera vivace di famiglia !
A servizio, il team degli Amici di Città Nuova.
A fatica, alla fine della serata, si è chiusa la sala: c'era chi voleva restare ancora !

Massa

Sabato 12 Marzo.
In occasione dell'anniversario della partenza per il cielo di Chiara, è stata fatta, con solennità, una Santa Messa, dove il parroco ha ricordato molto bene la Fondatrice del Movimento dei Focolari ed ha introdotto la lettera di Chiara "Il mio testamento" (letta da noi).
La Messa è stata animata da canti preparati dai nostri (con un pregevole assolo di una ragazza).
Poi a cena ! Appena erano tutti a sedere (presenti 100 persone) abbiamo fatto vedere un breve video, sempre su Chiara, seguito da flash di esperienze.
Una bella atmosfera, così chiassosa da impedire, successivamente, l'uso del microfono !
Il servizio ai tavoli è stato assicurato da due ragazzi ed alcuni volontari.
Il menù è stato graditissimo nella qualità e quantità.
Il parroco, contento dell'iniziativa, si è fermato a cena con noi, ed ha voluto contribuire: non ha voluto rimborso spese per la sala.
I due cuochi hanno generosamente e gratuitamente prestato la loro opera: c'è voluto del bello e del buono per offrire loro un abbonamento trimestrale a Città Nuova.
Alla fine uno stuolo dei nostri ha provveduto a riordinare sala e cucina.
Un  bellissimo lavoro di squadra, in famiglia.


 


 





 Lucca

Domenica 20 Marzo.
A Lucca ci siamo lanciati a realizzare la cena per Città Nuova.
I cuochi: cinque persone lì ad amare !! che hanno lavorato dalle 9 del mattino fino a sera.
Un gruppetto aveva curato l'arredo della sala, un altro preparava il tavolo per la pesca di beneficenza, altri pensavano al banco della rivista, qualcuno alla cassa all'ingresso, il fotografo all'opera; un gruppo è rimasto dopo la cena per lavare e riordinare. I giovani hanno servito ai tavoli.
Quindi tanti contributi di ciascuno, sia tra i presenti che tra i rimasti a casa.
Chi ha cucinato torte, chi ha raccolto offerte da invitati che non sono potuti venire, chi ha dato oggetti per la pesca e chi è venuto dopo cena solo per riordinare.
Tanta la provvidenza: dal vino offerto con grande generosità, le tovaglie di tessuto non tessuto, i quadri e i molti e begli oggetti per la ricca pesca.
Abbiamo presentato il sito Web di Città Nuova ... e raccontato un paio di esperienze flash.
l'aria che si respirava era molto bella e semplice: eravamo in 116.
E' stata una bella occasione per fare famiglia !




Pontedera

Sabato 26 Marzo.
Le persone presenti, ben 94, sono state contente di conoscersi e di sentirsi così più famiglia.
Anche due persone che non sono potute venire hanno voluto dare la loro quota.
Una di Lucca ci ha preparato dolci e pomodorini ripieni e, nonostante volessimo offrirle la cena, ci ha voluto lasciare un contributo. Anche chi ha aiutato in sala ha voluto pagare la cena!
C'è stato proprio un concorso d'amore tra tutti, da chi ha fatto i dolci, chi ha preparato i tavoli, chi ha servito (quattro giovani coinvolti dall'atmosfera di donazione)...
All'antipasto è stato dato il benvenuto e un "Amico di Città Nuova" ha presentato la rivista da "lettore".
Poi un gruppo musicale "blu" ha allietato la serata con canzoni tratte dal repertorio del gruppo "Gen Verde", eseguite con grande professionalità.
E' stata fatta anche una lotteria "Pasquale": primo premio un grandissimo uovo.
Ci stanno venendo un pò di idee ... per continuare a volerci bene.




Conclusioni

Il ricavato di tutte le cene ha costituito cassa di zonetta ed è stato quasi interamente destinato a fare abbonamenti a Città Nuova, dando priorità a chi, per difficoltà, non poteva sostenere, quest'anno, la spesa.
Ad oggi:
Livorno: 5 annuali, 2 semestrali, 2 annuali per Massa
Massa: 17 annuali, 6 trimestrali, 4 annuali per Viareggio
Lucca: 16 annuali, 2 trimestrali
Pontedera: in attesa di dati.

Sono in preparazione cene a Pisa e Viareggio.